Cultura

19 Set 2017

Dalai Lama atterra a Palermo – Il saluto del sindaco Leoluca Orlando

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Il Dalai Lama torna a Palermo. Ci sono voluti oltre vent’anni ma il Dalai Lama è ritornano finalmente nella città che nel 1996 gli conferì la cittadinanza onoraria. L’attesa è finita: due giorni fa il Dalai Lama è atterrato con il suo enturage all’aeroporto militare di Boccadifalco, arrivando in elicottero da Messina.

“Ad accoglierlo il sindaco Leoluca Orlando che ha ricevuto la Kathak, la sciarpa bianca simbolo di felicità. “Dopo ventuno anni Sua Santità è ritornato nella città che nel 1996 gli conferì la cittadinanza onoraria – afferma il sindaco Leoluca Orlando – nel frattempo Palermo è cambiata e da città di mafia è diventata simbolo di integrazione e accoglienza”.

Ad accogliere il Dalai Lama, il viceprefetto Umberto Massocco, Nadia Speciale della Barbera&Partners, che ha curato il ritorno del Dalai Lama a Palermo. Il Dalai Lama, dopo aver salutato le autorità, ha voluto ringraziare i piloti dell’elicottero su cui ha viaggiato; ha poi raggiunto l’hotel dove alloggerà, dove è stato nuovamente accolto dal sindaco.

Ieri, lunedì 18 Settembre, Tenzin Gyatso, leader spirituale del Tibet e Premio Nobel per La Pace, ha tenuto la sua conferenza sull’”Educazione alla Gioia” al Teatro Massimo, mentre dal vicino cinema Rouge Et Noir si è potuto seguire in collegamento streaming l’incontro.

Al Teatro Massimo – al centro di un complesso sistema per garantire la sicurezza di Sua Santità – poteva accedere soltanto chi era provvisto del biglietto o dell’apposito pass, dopo aver passato i controlli di sicurezza. Tantissimi i giornalisti e le troupe televisive accreditate per seguire l’evento. E si è avviata anche l’imponente macchina di sicurezza per proteggere il Dalai Lama.

Il Dalai Lama arriva a Palermo dopo aver già toccato Messina e Taormina: il titolo della Conferenza nasce dal suo “Il Libro della Gioia. Dialogo tra due Nobel per la Pace”, dialogo con l’arcivescovo africano Desmond Tutu, raccolto da Douglas Abrams. Nel volume si approfondisce il tema della gioia come attitudine, atteggiamento mentale che porta come conseguenza la mutazione del sentire degli esseri umani, dunque ad un cambiamento delle loro decisioni e azioni.

Il sindaco ha invitato, quindi, Tenzin Gyatso a firmare il libro d’onore di Palermo consegnando una medaglia della città; sono state inoltre conferite le cittadinanze onorarie dei comuni di Ventimiglia di Sicilia e Isola delle Femmine.

Intorno alle 11,15  il Dalai Lama ha lasciato la città alla volta della Toscana. Non prima di aver ricevuto alcuni doni-simbolo: un Ficus religiosa,  l’albero sacro per eccellenza per i buddisti, gianisti e induisti.

L’albero, che non cresce nei nostri climi, è stato coltivato all’Università di Palermo: in occasione della vita di Sua Santità, l’albero sarà interrato all’Orto Botanico di Palermo, divenendo così un forte segno per l’accoglienza e la convivenza di popoli differenti. Sempre al termine dell’incontro, in Sala degli Stemmi, al Dalai Lama sono stati presentati l’olio della pace (dai Premiati Oleifici Barbera) che altro non è se non un olio purissimo tratto da 381 cultivar diverse; il pane della pace, impastato dai giovani migranti accolti alla Missione Speranza e Carità; un rosario in ametista di Angela Pintaldi (artista e creatrice di gioielli) e l’acqua benedetta del santuario di Santa Rosalia. Modera la giornalista Paola Nicita. All’esterno del teatro, un gruppo di writers disegnerà sui cosiddetti new jersey, le barriere antisfondamento posizionate dopo i recenti attentati europei.

 

Ricordo la mia emozione e l’orgoglio di Sindaco – afferma il Sindaco Orlando – di una città che con quella scelta lanciava un messaggio di futuro, affermava una visione e un cammino che facesse di Palermo non più capitale della mafia, non più capitale soltanto del diritto ma capitale dei diritti, spesso mortificati dal diritto, dalle leggi degli Stati.

La cittadinanza onoraria ai condannati a morte e la sepoltura a Palermo di Joseph O’Dell nel 1997, furono alcune fra le tante conferme di quella visione che ha trovato nel 2015 espressione compiuta con la Carta di Palermo sulla mobilità internazionale come diritto umano inalienabile e per l’abolizione del permesso di soggiorno quale strumento legalizzato di discriminazione e violazione dei diritti umani.

Grazie, Santità, per avere accettato di essere, da anni lontani, punto di riferimento in una città dove la gioia era e deve essere liberazione dall’interno di ciascuno da egoismi e liberazione dalla soffocante cultura dell’appartenenza e dove sia quotidiano, vita domestica il rispetto della persona umana, di ogni persona umana. 

Tanto si è fatto, tanto dovrà essere ancora fatto, ma a Palermo ormai questo cammino è irreversibile e la presenza nella nostra città del “palermitano” Dalai Lama ricorderà che a Palermo siamo tutti palermitani, senza distinzione di religione o credo, di colore della pelle o di lingua, di nazionalità o luogo di nascita….”

   

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