Economia

20 Apr 2017

Aboliti i Voucher. L’ultima decisione arriva dal Senato

Elisa Auria 0 Commenti

Per diverso tempo si è sentito parlare del caso dei buoni lavoro, i cosiddetti voucher. Proprio ieri, il decreto che abolisce la validità dei voucher, già approvato dalla Camera, è diventato definitivo. Il provvedimento, infatti, passa al Senato con 140 sì, 49 no, 31 astenuti.

Introdotti nel 2003 con la “legge Biagi” allo scopo di semplificare l’ingaggio per i “lavoretti”, i voucher si sono progressivamente diffusi fino ad arrivare a 134 milioni di buoni lavoro venduti nel 2016. Questo massiccio utilizzo dei buoni lavoro ha spinto la CGIL a promuovere un referendum allo scopo di eliminare uno strumento che, a giudizio dell’organizzazione sindacale, ha favorito forme di lavoro che impropriamente hanno preso il posto del lavoro regolare. Secondo il segretario generale della CGIL, Susanna Camusso, i voucher rappresentano infatti «la forma estrema della mercificazione del lavoro».

“Bisogna trasformare in legge il decreto e farlo con il testo che è stato presentato – ha dichiarato la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso – Siamo qui per rivendicare questo, avendo detto e continuando a dire che qualora non fosse così siamo pronti ad andare al referendum”. Ha anche ribadito che con l’addio ai voucher “non si crea alcun vuoto normativo: è una leggenda inventata il giorno dopo il decreto. Forme di flessibilità e di lavoro breve ce ne sono in un numero infinito nel nostro ordinamento”. Per le famiglie, ha ribadito, c’è “la nostra proposta contenuta nella ‘Carta dei diritti universali del lavoro’ con la formulazione del rapporto di lavoro subordinato occasionale”.

Anche il vicepresidente del gruppo Pd. Stefano Lepri, si è esposto al riguardo: “Non si tratta di una scelta dettata dal timore del referendum ma è in linea con l’approccio riformista del Governo e della maggioranza parlamentare.” “Abbiamo voluto evitare di dare un significato politico ad un quesito referendario che è squisitamente di merito – spiega – e abbiamo voluto evitare che l’esito referendario ritardasse o impedisse di rimettere prontamente mano ai limiti individuati, così da garantire le indiscutibili esigenze di assicurare lavori erogabili anche in forma occasionale. Sui voucher ci sono stati abusi, ma nella maggior parte dei casi essi hanno permesso di svolgere in modo semplice, con costi amministrativi ridotti e con copertura contributiva, lavori che altrimenti sarebbero rimasti nell’economia sommersa. Appare dunque indiscutibile l’utilità dei voucher in campi quali agricoltura, inserimento lavorativo di persone svantaggiate, assistenza a congressi o in occasione di eventi sportivi, vendita in periodo natalizio, servizi scolastici pomeridiani, quelli domestici, per i non autosufficienti, per i bambini”. “Per questo dopo la loro abrogazione serviranno subito nuove norme da definire anche attraverso un proficuo confronto con le parti sociali. Esempi positivi – conclude Lepri – possono venire dagli chêques francesi, che incorporano anche un contributo pubblico a sostegno dei servizi alla famiglia o dai mini-jobs tedeschi, magari attivabili modificando le attuali forme del lavoro a chiamata”.

   

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