Lavoro & Formazione

06 Feb 2017

Il Miur promuove iniziative nelle scuole in ricordo di Tullio De Mauro

Elisa Auria 0 Commenti

A un mese dalla scomparsa di Tullio De Mauro, professore emerito di Linguistica generale ed ex Ministro dell’Istruzione, è importante che proprio nelle scuole italiane venga raccolta la sua eredità, fatta di idee e studi di grande valore ed efficacia, traducendola in attività didattiche e di formazione da sviluppare con la stessa finalità che ha contraddistinto il suo impegno: innalzare le competenze linguistiche di tutti, e in particolare dei giovani, per un effettivo esercizio dei diritti di cittadinanza.

Con questa nota del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca si vuole dare ai docenti l’occasione per ripensare alla figura di De Mauro e farne un compagno quotidiano presente nel loro lavoro didattico svolto insieme con colleghi e studenti, così come lui si era posto, con semplicità e competenza, al fianco degli insegnanti nel loro cruciale impegno sul campo. Per progettare interventi e iniziative di educazione linguistica, frutto del suo insegnamento, è utile rifarsi innanzitutto al valore ancora attuale delle sue opere, che rivoluzionarono la linguistica e l’approccio ai problemi dell’apprendimento della lingua anche nelle aule scolastiche, e alla sua multiforme attività di intellettuale poliedrico e instancabile.

Tra i primi obiettivi che l’opera di De Mauro ripropone con forza alla scuola vi è quello di fare dell’educazione linguistica una priorità ineludibile per colmare le disuguaglianze sociali e garantire a tutti effettivi strumenti di cittadinanza. In uno dei suoi ultimi e sempre efficaci interventi nel settimanale Internazionale (n. 1176 del 21 ottobre 2016), scrisse che “Quelle [disuguaglianze] sociali danno luogo a disuguaglianze di trattamento, che producono risultati disuguali, da cui nascono disuguali capacità di orientarsi nei percorsi scolastici, che danno luogo a una molto diversa qualità dei titoli ottenuti, da cui infine si determinano disuguali possibilità d’inserimento nel lavoro e nella vita sociale”. Fino ad esprimere un’amara preoccupazione: “Entrano che a volte paiono e magari sono quasi uguali, escono che sono anche visibilmente disuguali e inchiodati alla disuguaglianza sociale”.

Le disparità nella padronanza linguistica rafforzano le disuguaglianze e hanno spesso origine, per De Mauro, da specifiche difficoltà nella comprensione di testi e discorsi: “Occorre sviluppare e tenere d’occhio non solo le capacità produttive, ma anche quelle ricettive, verificando il grado di comprensione di testi scritti o registrati e vagliando e stimolando la capacità di intendere un vocabolario sempre più esteso e una sempre più estesa varietà di tipi di frase”. E ancora, in un dialogo con Andrea Camilleri, pubblicato nel 2013, La lingua batte dove il dente duole: “Parlare italiano significa impadronircene davvero tutti quanti. Per questo dobbiamo leggere, studiare, pensare, informarci. Non dobbiamo dimenticare che la lingua non è semplicemente uno strumento di comunicazione funzionale, è anche un’arma. Padroneggiare la lingua è una cosa che ha a che vedere con la nostra presa sul mondo”.

Per De Mauro “possedere la lingua è indispensabile per capire, informarsi, conoscere, decidere, deliberare”, contro il rischio dell’analfabetismo di ritorno di tanti adulti. Per questo mentre si batteva per l’obiettivo dell’educazione linguistica riconosceva il merito della scuola “che lavora spesso da sola, in salita e fa miracoli per alzare il livello di competenza dei giovani rispetto ai livelli familiari di partenza”. Nello stesso tempo De Mauro ci ricorda che capire e farsi capire è anche una questione di responsabilità che investe tutti: “Le parole sono fatte, prima che per essere dette, per essere capite: proprio per questo, diceva un filosofo, gli dei ci hanno dato una lingua e due orecchie. Chi non si fa capire viola la libertà di parola dei suoi ascoltatori. E’ un maleducato, se parla in privato e da privato. E’ qualcosa di peggio se è un giornalista, un insegnante, un dipendente pubblico, un eletto dal popolo. Chi è al servizio di un pubblico ha il dovere costituzionale di farsi capire”.

Infine De Mauro ci ricorda anche la nostra appartenenza all’Europa e l’ulteriore obiettivo per le scuole, all’interno dell’educazione linguistica, di riconoscere i tratti della comune cittadinanza europea nei nuclei linguistici comuni e poter praticare nei fatti il plurilinguismo, autentica nuova frontiera della futura cittadinanza.

Nella circolare, inoltre, si evince che il prossimo 31 marzo, giorno in cui Tullio De Mauro avrebbe compiuto 85 anni, sarà realizzata, in collaborazione con RAI RADIO3, una Giornata radiofonica, interamente dedicata a lui e al valore per le scuole del suo insegnamento. Inoltre, durante la finale delle Olimpiadi di italiano, che si svolgerà a Torino il 5, 6 e 7 aprile 2017, la figura di Tullio De Mauro verrà ricordata attraverso interventi e una tavola rotonda sui suoi contributi più significativi e attuali al rinnovamento della cultura, della linguistica e della scuola italiana.

   

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