Costume e società

13 Dic 2016

‘Arancino’ o ‘Arancina’? Interviene l’Accademia della Crusca

Elisa Auria 0 Commenti

In occasione della ricorrenza della festa di Santa Lucia, che viene festeggiata in molte città siciliane e molto sentita anche a Siracusa dove è riconosciuta quale patrona della città dai suoi abitanti, si riapre la questione che da secoli divide la Sicilia occidentale da quella orientale, in primis catanesi e palermitani, sull’attribuzione del genere femminile o maschile al timballo di riso più amato dai siciliani e nel mondo.

In sostanza, i palermitani sostengono la femminilità della pietanza facendo derivare l’origine del nome alla forma che ricorda il frutto dell’arancia, infatti l’arancina è rotonda oltre che ‘fimmina’.

D’altra parte, i catanesi declinano il nome al maschile, facendo della pietanza una questione di virilità gastronomica, la cui forma a punta potrebbe essere piuttosto ispirata dalla figura dell’Etna.

Sulla questione è intervenuta anche l’Accademia della Crusca che ha oltretutto condotto uno studio sull’origine del diverso utilizzo delle due parole, diatopicamente differenziato . Secondo l’Accademia, le due varianti coesistono, quindi risulterebbero entrambe valide, ritenendo “arancino” una versione più dialettale. Nel dialetto siciliano, infatti, come registrano tutti i dizionari dialettali, il frutto dell’albero di arancio è aranciu. Da qui il diminutivo “arancino” per ‘piccola arancia’  cui è riconosciuto pieno titolo, ma solo se utilizzato nella forma dialettale siciliana.

“Arancina” è anche la forma che il commissario Montalbano ha portato nei libri e in televisione e sembrerebbe, dunque, essere il termine più giusto, se propriamente detto in italiano.
Ma in qualunque modo la si chiami, a prescindere dalla vocale, e a prescindere dal gusto, se con burro, carne, prosciutto e mozzarella, pistacchio, spinaci o salmone, a punta o rotonda, l’arancina o arancino rimane comunque una tra le prelibatezze siciliane più apprezzate.

   

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